L’evoluzione di materiali di consumo più sostenibili per la stampa

06/19/2018Tempo di Lettura 7 Min

Lo sviluppo delle stampanti a partire dagli anni Ottanta è stato notevole, ma i miglioramenti dei materiali di consumo associati alla stampa è stato altrettanto significativo, in particolare per l’ecosostenibilità

Può sembrare che le principali tecnologie di stampa business non siano cambiate molto negli ultimi quarant’anni, ma non è così. Negli anni Ottanta, le stampanti laser in grado di stampare una manciata di pagine al minuto sono arrivate alla portata delle aziende, grazie al calo dei prezzi fino a di poche migliaia di dollari dell’epoca. Da allora sono diventate la tecnologia dominante. Tuttavia, nel corso degli anni si sono verificati numerosi piccoli sviluppi molto importanti, in particolare nella modalità di fornitura dei beni di consumo. In questo articolo guardiamo l’evoluzione dei materiali di consumo per la stampa, con particolare riguardo ai cambiamenti tecnologici più importanti e agli effetti che hanno avuto, per culminare negli sviluppi eco-consapevoli del presente.

Dalla margherita al laser

Negli anni Ottanta il grosso della stampa veniva ancora realizzato con dispositivi a margherita e a matrice di punti. Le prime stampanti a margherita erano sostanzialmente macchine per scrivere automatizzate, che infatti utilizzavano dei nastri per fare in modo che l’inchiostro fosse disponibile lungo la linea di stampa in maniera uniforme. Le stampanti a matrice di punti, contemporanee a quelle a margherita, non erano molto più avanzate dato che anch’esse sfruttavano dei nastri inchiostrati. Già all’epoca questa tecnologia per il trasferimento dell’inchiostro aveva più di un secolo di vita: le prime macchine per scrivere a impatto erano state lanciate a partire dal 1870.

Ancora oggi le più recenti stampanti a matrice di punti utilizzano la stessa tecnologia dell’epoca, essendo alimentate da rocchetti contenenti il nastro. È possibile rifornire i nastri di inchiostro, e quindi sostanzialmente riciclarli, ma non è un’attività molto comune. Invece, le stampanti laser hanno portato con loro un significativo cambiamento nel modo in cui vengono forniti i materiali di consumo, perché per la prima volta l’inchiostro non era più collegato in modo indissolubile alla macchina assieme alla quale veniva consegnato. Negli anni Ottanta i rifiuti non erano ancora considerati un grande problema, e quasi tutte le aziende buttavano via le cartucce una volta esaurito il toner contenuto. Ma la possibilità che il contenitore durasse più dell’inchiostro che conteneva fu quella che apri la strada al riciclo.

L’ascesa della riduzione dei rifiuti

Anche se nei primi anni Novanta il riciclo non era ancora qualcosa di importante per molte aziende, alcuni produttori stavano già iniziando a prenderlo in considerazione. Nel 1991 HP ha lanciato Planet Partners, il programma per la restituzione e il riciclo delle cartucce LaserJet, che è diventato sempre più importante. Dal suo lancio, Planet Partners ha riciclato 566 milioni di cartucce d’inchiostro e di toner in oltre 50 Paesi in tutto il mondo. Oggi l’80% delle cartucce d’inchiostro HP e il 100% delle cartucce per toner LaserJet usano plastica riciclata. In particolare, HP utilizza bottiglie di plastica riciclate provenienti da Haiti nel processo di produzione.

Le stampanti però non si limitano a consumare toner e cartucce. Anche il consumo elettrico incide in modo significativo. Al loro debutto, le stampanti laser necessitavano di molta più energia delle concorrenti a margherita e a matrice di punti, ed è così ancora oggi. Una stampante a matrice di punti tipo usa circa 60 W durante la stampa, mentre la stampante laser tipo ne richiede circa 250 W, anche se la maggiore velocità di quest’ultima consente una stampa più rapida.

Ciononostante, i costi per pagina della stampa laser rimangono comunque più alti: circa 10 volte il costo per pagina di una stampante a matrice di punti. D’altro canto, con la tecnologia a matrice di punti è impossibile ottenere immagini e testi ad alta risoluzione. Tuttavia, riprogettare i materiali di consumo anziché la stampante può influire notevolmente su queste cifre. HP ha riunito diverse tecnologie nelle sue cartucce JetIntelligence destinate alla gamma LaserJet. Una di queste è il toner ColorSphere 3, il cui punto di fusione è raggiunto a una temperatura più bassa permettendo di ridurre i consumi elettrici. Il toner ha un involucro rigido per un rendimento migliore e una forma sferica che aumenta il numero di pagine stampabili. Inoltre, il sigillo del toner viene rimosso automaticamente durante l’installazione, così la sostituzione della cartuccia diventa più veloce.

In generale, JetIntelligence permette di stampare più pagine per cartuccia, ottiene una minore usura della cartuccia e offre anche strumenti di misurazione più affidabili: tutto questo permette di evitare di cambiare la cartuccia prima che il toner sia del tutto esaurito. Una qualità di stampa più affidabile porta con sé anche un altro vantaggio indiretto, cioè una sensibile riduzione dei rifiuti. Non bisogna inoltre dimenticare che stampe di cattiva qualità e fogli inceppati portano a dover ristampare contribuendo a un aumento degli sprechi.. Ridurre al minimo il bisogno di ristampe significa sprecare meno carta. Inoltre, non bisogna dimenticare che stampare in fronte-retro di default arriva sino a dimezzare la quantità di carta che viene utilizzata dalla stampante.

Bisogna considerare anche altri beni di consumo fisici. Nelle stampanti laser, il tamburo fotosensibile è spesso parte della cartuccia del toner, anche se generalmente dura più del toner a meno che non venga danneggiato. Ciò non è un problema se la cartuccia viene riciclata, ma diventa uno spreco in caso contrario; di conseguenza, poter sostituire il tamburo solo quando necessario riduce il consumo di risorse.

L’ecosostenibilità non si limita all’energia, alle parti di ricambio e al consumo di inchiostro o toner da parte della stampante stessa. Una cartuccia con un rendimento più alto può anche aiutare a ridurre la frequenza di consegna delle cartucce di ricambio e, di conseguenza, la quantità di imballaggi necessaria, in quanto saranno usate meno scatole. Ciò significa che sarà usato anche meno carburante per le consegne, poiché ne avverranno di meno. HP Instant Ink, poi, consente alla stampante di ordinare automaticamente le cartucce di ricambio quando rileva che le scorte sono basse.

L’ascesa delle stampanti business a getto d’inchiostro

Anche se le stampanti laser sono un pilastro del settore business da decenni, di recente il loro ruolo dominante è stato messo in discussione. Lo status quo era laser in ufficio e getto d’inchiostro a casa, perché queste ultime potevano offrire risultati grafici di migliore qualità a fronte di una spesa iniziale ridotta per l’acquisto della stampante, anche se i costi operativi erano solitamente più alti. Al contrario, la stampante a getto d’inchiostro non era ritenuta adatta all’ufficio in quanto troppo lenta e costosa da gestire se confrontata con una stampante laser nonostante il prezzo più economico della stampante stessa.

Tutto questo è cambiato con l’arrivo della tecnologia PageWide di HP, che elimina il motivo principale dietro la lentezza delle stampanti a getto d’inchiostro: la testina di stampa.

Mentre una stampante laser sfrutta un laser puntato contro uno specchio per tracciare l’immagine della pagina da stampare sotto forma di carica elettrica su un tamburo, consentendo la stampa di molte pagine in un minuto, una stampante a getto d’inchiostro deve spostare fisicamente la propria testina di stampa su tutta la larghezza della pagina per stampare molteplici linee, e per completare la pagina deve ripetere questa operazione molte volte. La tecnologia PageWide di HP elimina questa necessità, perché essenzialmente usa una testina di stampa larga quanto la pagina, evitando la ripetizione dello spostamento.

Ciò ha consentito alle stampanti a getto d’inchiostro di guadagnare la stessa dignità delle stampanti laser nel settore business. In realtà, la linea OfficeJet Pro X è persino riuscita a superare la velocità del laser. La OfficeJet Pro X551dw è entrata nel Guinness dei Primati nel 2012 con il suo tempo record per la stampa di 500 pagine. Inoltre, questa stampante consuma in media solo 70 Watt durante la stampa, con costi dimezzati per la stampa a colori rispetto a una tipica stampante laser.

Una nuova dimensione nella stampa

E il futuro cosa ci riserva? Se le previsioni sull’ascesa della stampa 3D si riveleranno attendibili, i materiali di stampa cambieranno ancora più radicalmente. È previsto che, nei prossimi 5–10 anni, fino al 40% del valore del settore manifatturiero globale, pari a una cifra compresa tra i due e i tremila miliardi di dollari, verrà indirizzato alla stampa 3D. Anche se il panorama della digitalizzazione aziendale sembra sempre più avanzato e virtualizzato, a quanto pare la stampa non sparirà affatto.

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