La guerra alla plastica e il ruolo della responsabilità sociale aziendale

06/26/2018Tempo di Lettura 5 Min

L’emergenza plastica sta spingendo i governi a ridurne l’impiego e tassarne l’uso. HP, in collaborazione con Thread e First Mile Coalition, ha lanciato un programma per produrre cartucce d’inchiostro realizzate con plastica riciclata raccolta ad Haiti

Se non facciamo nulla, tra cinquant’anni nell’oceano ci sarà più plastica che pesce. A dirlo è Frans Timmermans, vicepresidente della Commissione Europea. Timmermans ha riconosciuto che oggi, tra le principali priorità di Bruxelles, c’è l’eliminazione dei materiali plastici che vengono realizzati in cinque minuti ma richiedono più di 500 anni per decomporsi.

Plastica ovunque. Quel che sta succedendo lo abbiamo visto tutti – dice Timmermans – sia nei documentari della Bbc che nelle immagini dei telegiornali provenienti dalle spiagge dei Paesi asiatici dopo le tempeste. Timmermans aggiunge che una corretta informazione sulla plastica dovrebbe avere la precedenza, portando l’esempio dei suoi figli come consumatori futuri che comprendono facilmente la differenza tra l’utilizzo di cannucce in plastica non riciclabile e quelle di carta.

Nel 2018 l’emergenza plastica, e il suo effetto sull’ambiente, stanno diventando un argomento sempre più importante. Produciamo quasi 300 milioni di tonnellate all’anno, metà delle quali per prodotti usa e getta. Ogni anno, ad esempio, usiamo 500 miliardi di buste di plastica, che in media vengono usate per nemmeno 15 minuti. Certo, i prodotti in plastica sono parte della vita quotidiana di tutti e il fatto che siano così economici ed adattabili li rende una risorsa preziosa. Tuttavia, il loro impatto sull’ambiente è sempre più negativo. In dodici mesi vengono scaricate più di otto milioni di tonnellate di plastica negli oceani: un quantitativo enorme, che oltretutto sta costantemente aumentando.

Il caso più recente e drammatico è quello del capodoglio che si è arenato sulle coste della Spagna meridionale con quasi 30 kg di rifiuti nello stomaco. La morte del cetaceo ha spinto le autorità della Murcia a lanciare una rapida pulizia delle spiagge locali, ma per un vero cambiamento ambientale è necessario un approccio più proattivo e strategico. L’Europa infatti oggi produce 25 milioni di tonnellate di plastica e solo il 30% (il 41% in Italia) viene riciclata. Mentre l’85% della spazzatura che finisce sulle nostre spiagge è plastica.

Per fortuna, quest’anno l’Unione Europea ha rinnovato il suo impegno in direzione della sostenibilità. A gennaio, infatti, l’Ue ha annunciato il suo piano per la guerra alla plastica: entro il 2030 ogni singolo imballaggio in tutta Europa dovrà essere riutilizzabile o riciclabile, con tanto di etichetta che lo certifichi. L’attenzione è su oggetti come le cannucce per bevande, le confezioni per cibo da asporto, i bicchierini da caffè e le bottiglie in plastica non biodegradabili. L’Unione sta prendendo in considerazione anche la possibilità di tassare qualsiasi oggetto usa-e-getta in plastica, nel tentativo di ridurne l’uso.

Buone notizie vengono anche dal Regno Unito. Londra, nonostante la sua imminente uscita dall’Ue, si sta impegnando in maniera analoga a Bruxelles per ridurre l’uso di plastica. A gennaio, il primo ministro Theresa May ha annunciato un piano per l’ambiente che guarda da qui al 2042. Infatti, entro i prossimi 25 anni dovrà essere eliminata un’ampia serie di rifiuti plastici. Se questo è il momento di agire, come sostengono tutti gli esperti del settore e gli ambientalisti, è rassicurante che le parole si stiano trasformando in fatti.

Un esempio viene da Haiti. Se in alcuni casi, infatti, per arrestare il degrado è necessario intervenire con maggiore urgenza, quello del paese caraibico è un caso che non può attendere. Haiti, infatti, non aveva alcun tipo di infrastruttura per il riciclo o lo smaltimento dei rifiuti anche prima del devastante terremoto del 2010. Oggi nel Paese i problemi legati ai rifiuti sono ancora peggiorati. La plastica viene regolarmente bruciata, rilasciando un odore disgustoso e tossine nocive nell’aria. Poi ci sono i rifiuti abbandonati nelle strade, che raggiungono le spiagge e quindi il mare a ogni temporale. Il problema della plastica ad Haiti non si limita all’ambiente: causa problemi anche alla salute ed è fra le cause della mancanza di investimenti esteri. In più, la vista delle strade piene di immondizia ha un effetto deprimente anche sul turismo.

In questo come in altri casi i cittadini e i governi non sono da soli. Per promuovere miglioramenti sociali e ambientali sono necessari sforzi da parte delle aziende, in particolare le più grandi. HP, in collaborazione con Thread e First Mile Coalition, è una delle aziende ad aver sposato il concetto di responsabilità sociale d’impresa. A giugno 2017, l’azienda di tecnologia ha annunciato il lancio di cartucce d’inchiostro HP originali realizzate con plastica riciclata ad Haiti. HP acquista la plastica riciclata raccolta ad Haiti, offrendo così una fonte di reddito per i residenti e in questo modo creando cartucce d’inchiostro sostenibili. Haiti è ora un prezioso punto di partenza per la catena di approvvigionamento, e al contempo si previene il riversamento della plastica nel mare dei Caraibi.

Da decenni – dice Stuart Pann, responsabile capo per la catena di approvvigionamento di HP – l’azienda si impegna per l’approvvigionamento responsabile dei materiali e per il trattamento rispettoso di tutti i lavoratori. Il nostro lavoro ad Haiti ci consente di raggiungere i raccoglitori vulnerabili del posto e includere la loro plastica nella nostra catena di approvvigionamento, creando così opportunità economiche e migliorando la qualità della vita di queste famiglie.

Rosette Altidor, proprietaria di un centro di raccolta ad Haiti, ha spiegato che il programma le ha dato un reddito per supportare la famiglia: “Il lavoro di Thread e di HP mi aiuta a mandare i bambini a scuola e a pagare la casa. Inoltre – ha aggiunto la donna – mi dà la motivazione per spingere altre persone a raccogliere la plastica. Ripulire Haiti è un lavoro che offre vantaggi a tutti.

L’impegno di HP per Haiti è supportato dal suo programma Planet Partners, che consente ai clienti di restituire e riciclare le cartucce d’inchiostro HP, le cartucce dei toner HP LaserJet e le cartucce dei toner Samsung. La guerra alla plastica non sarà breve né facile, ma se altre grandi aziende seguiranno l’esempio di HP, potremo ancora sperare in un pianeta più pulito.

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